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UN INVIDIOSO
Questo imitatore e' un invidioso. Invidia tutto e tutti. Siccome ogni
cosa gli sembra buona proprio quando non e' sua, proprio al momento che
la sorprende nuova e straniera, cosi' lui subito dice: e io? Si sente escluso.
Imita per non soffrire: per rientrare in quel mondo compiuto, deciso, spiegato,
che perennemente costeggia, come uno che cammini lungo il muro di un giardino
e non si accorga piu' della strada, del paesaggio alla sua destra, ma solo
vagheggi il muro a sinistra, le cime ondulate degli alberi, i fruscii.
Ma appena avesse passato il cancello, il giardino non sarebbe piu' lo stesso.
Si dissolverebbe nella minuzia delle foglie cadute, del pietriccio trasandato,
nell'odore triste di aiola, l'ispirazione del giardino cadrebbe da sola,
annoiata.
Insieme al desiderio, il giardino (o qualunque altra cosa) gli ispira
una riserva. Non si sente di amarlo, finche' non e' suo. Se lo amasse,
infatti, il desiderio si farebbe troppo struggente. L'invidia lo colma
di desiderio e lo svuota di amore. Potra' amrlo dopo, quando avra' smesso
di vagheggiarlo da dietro al muro, quando, entrandoci, ne avra' scorto
i difetti, le pietre sconnesse, i viali sghembi, e non lo desiderera' oiu'.
Quando pensera': il mio sarebbe meglio! Allora, il giardino suscitera'in
lui un atenerezza, una nostalgia, un'abitudine. Allora difendera' quel
giardino contro ogni denigrazione, se ne fara' paladino, come di una cosa
antica, abbandonata e sola.
Anterem
Rivista letteraria di ricerca
fondata nel 1976 da Flavio Ermini e Silvano Martini
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