Aprile 14, 1999
"Veron@" quotidiano -  Le Opinioni 

La provocazione: una "poltrona" per Alex

Un seggio onorario per Alex Langer per ricordare l'uomo

che scrisse "L'Europa muore o rinasce a Sarajevo"

 
di Nadia Scardeoni

Nel settembre del 95 , dopo il suicidio dell'amico Alex Langer, ho raccolto alcuni suoi scritti...
Il libriccino "Alex Langer. Non siate tristi. Continuate" Edizioni della Battaglia, Palermo" ha il testamento di Alex nell'ultimo articolo da lui scritto che oggi ci deve fare riflettere: "L'Europa muore o rinasce a Sarajevo", che oggi evidenzia le gravissime deficienze politiche che hanno consentito il degrado di una situazione delicatissima  e la conseguente "caduta di speranza" di un uomo politico della statura di  Alex Langer .
Credo che sia giunto il momento di dedicare un SEGGIO ONORARIO alla sua memoria.
 

L'EUROPA MUORE  O RINASCE A SARAJEVO
di Alex Langer

Cannes, giugno 1995
Siamo andati  a Cannes , dunque, a manifestare davanti ai Capi di stato e di governo, per la Bosnia-Herzegovina.
"Basta  con la neutralità tra aggrediti ed aggressori, apriamo le porte dell'Unione europea alla Bosnia, bisogna arrivare ad un punto di svolta!"

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 Ed ecco quanto avevamo elaborato e firmato in tanti:
"Dopo tre anni tutti noi, umili o potenti, assistiamo al quotidiano ormai banalizzato di una guerra i cui bersagli sono donne, bambini, vecchi, deliberatamente presi di mira da cecchini irraggiungibili o colpiti da obici mortali che sparano dal nulla.
Ci volevano dunque tre anni e, soprattutto, una presa di ostaggi dei caschi blù, fatto senza precedenti nella storia della comunità internazionale, perché leadership politiche e media europei riconoscessero che in questa guerra ci sono aggressori e aggrediti, criminali e vittime.
Tre anni di una politica inutile di "neutralità" che ci ha privato di ogni credibilità presso i bosniaci e di ogni rispetto da parte degli aggressori.
Ormai siamo arrivati ad un punto di non-ritorno.
O tiriamo le conseguenze che si impongono e rafforziamo la nostra presenza - mandato dei caschi blù, presa di posizione netta di fronte agli aggressori - e, in fin dei conti, rifiutiamo di essere complici della strategia di epurazione
E di omogeneizzazione della popolazione della Bosnia, oppure cediamo al ricatto intollerabile delle forze serbo-bosniache, ritirandoci dalla Bosnia ed infliggendo così alle Nazioni unite la loro più grande umiliazione proprio mentre si celebra il cinquantenario della fondazione dell'ONU

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L'Europa può farlo, l' Europa deve farlo. Lo deve tanto ai bosniaci quanto a sé stessa. Perché cio' è condizione della sua rinascita. Andiamo dunque in tanti a Cannes a manifestare ai capi di stato e di governo

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"Voi state a guardare e non fate niente, mentre un nuovo fascismo ci sta bombardando: se non intervenite per fermarlo, voi che potete, siete complici: è impossibile che non vi rendiate conto"

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Si può fare qualcosa?
Certo, soluzioni facili non ne esistono. E guardarsi indietro serve a poco: non si troverà convergenza tra chi (come il sottoscritto) è convinto che l'Europa abbia fatto malissimo a favorire la disintegrazione della vecchia Jugoslavia (anche da sinistra: l'espressione magica "autodeterminazione nazionale"  aveva un forte corso  legale in molti ambienti democratici e di sinistra).

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Tutti prevedono. Innanzittutto, che si lavori non "per", ma "con" gli ex-jugoslavi, ed una proposta, una politica sarà tanto più credibile, quanto più riuscirà a convincere  insieme i democratici serbi e croati, bosniaci e sloveni, ungheresi ed istriani.
 
 

Edizioni della Battaglia, tel 091 6171144